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I giovani e l'evangelizzazione

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I giovani del Postmoderno e la Chiesa:
un'evangelizzazione sempre più difficile


I giovani di oggi sono sempre meno protagonisti della loro vita, vivendo ormai in una società psicologicamente sbandata, piena di ingiustizie, vuota, senza spiritualità, senza valori ed ideali. Si sentono a volte degli intrusi, degli incompresi e non mancano le occasioni in cui denunciano le colpe di noi adulti; hanno sempre più paura di questa rivoluzione dei costumi, che esalta l'apparire a discapito dell'essere. Pur nella loro inesperienza e nella loro impulsività, a volte irrazionale, essi spesso sono migliori degli adulti e si comportano secondo i modelli e i punti di riferimento che noi abbiamo tracciato. Senza un richiamo alle nostre radici culturali, ai canoni di spiritualità e alla coscienza etica, senza analisi critica del pensiero postmoderno, l'evangelizzazione di essi risulta sempre più difficile. Se poi si devono fare i conti con una "forma mentis" edonistica, con un'accettazione acritica delle mode, con gli usi e i costumi di oggi, con il lavaggio del cervello dei media costante e martellante, con i reality show, con le false interpretazioni del laicismo sempre più manichei stico, la problematica si aggrava e diventa preoccupante. In tale contesto come si possono avvicinare i giovani ai canoni del vangelo, al rispetto delle regole della nostra fede? Ci si sposa sempre meno in chiesa e i matrimoni durano poco; si accetta l'aborto, l'eutanasia, gli esperimenti genetici con naturalezza: si rinnega totalmente il passato. Quelle città, quei paesi, quei villaggi, che una volta avevano come punto di riferimento dei giovani le famiglie, il duomo, la chiesetta, l'oratorio, oggi sono diventati luoghi di confusione, folle multietniche solitarie che attraversano strade senza identità, senza comunicazione tra di loro; gruppi di giovani sbandati, frastornati dall'alcol e dalla droga, di giorno passeggiano nelle vie e di notte distruggono lentamente la loro vita nelle discoteche. Sono giovani sfortunati, non hanno Dio, non hanno progetti, certamente non hanno punti di riferimento come la famiglia, la chiesa e l'amicizia. Guai se questi giovani, con una tendenza conformistica sempre più preoccupante, diventassero esempi, modelli, realtà a cui non si può fatalmente sfuggire nel Postmoderno e nelle prospettive future! Chi non s'adegua è anacronistico; questa è un'opinione diffusa tra i giovani, pericolosa ed esplosiva. È opportuno citare il pensiero del giornalista del "Corriere della Sera" del 12 giugno 2004, Magris: "In Italia e anche nei Paesi dell'Europa e del mondo, folle devote riempiono ogni tanto con fervore le piazze e grandi occasioni rituali destano il momentaneo interesse della gente e dei media, ma le chiese si svuotano, ogni giorno di più, sacramenti come il battesimo e il matrimonio religioso cadono sempre più in disuso e soprattutto sparisce la cultura cristiana e cattolica, la conoscenza dei fondamenti della religione e perfino dei più classici passi e personaggi evangelici, come si può constatare, frequentando gli studenti universitari. Si tratta di una mutilazione per tutti, credenti e non credenti, perché quella cultura cristiana è una delle grandi drammatiche sintassi che permettono di leggere, ordinare e rappresentare il mondo, di dirne il senso e i valori, di orientarsi nel feroce e insidioso garbuglio del vivere". A conferma di ciò è utile citare don Armando Matteo, che nei suoi ultimi studi afferma: "I giovani non frequentano più la Chiesa almeno nella percentuale dell'80%; ciò è diventato realtà: ci troviamo di fronte alla prima generazione analfabeta nel cristianesimo nel nostro Occidente". Gli studiosi, i teologi, i sociologi teorizzano varie cause del fenomeno: società sempre più multietnica, famiglia disgregata, agenzie educative sempre meno cristiane, materialismo dilagante, consumismo e capitalismo senza freno e regole ecc. Se poi aggiungiamo che si stanno consolidando l'abitudine e la convinzione che il rispetto delle altre religioni significhi rinuncia e addirittura negazione della nostra fede, il problema è grave. Clamorosamente non si costruisce a volte il presepe nei luoghi pubblici, negli uffici, nelle scuole, si toglie il crocifisso, altrimenti si offende la sensibilità di altre religioni! Ma il rispetto delle altre confessioni non significa rinnegare la nostra, i fondamentalismi sono sempre da condannare, ma le proprie radici cristiane vanno tutelate, anche con le immagini, i riti vivi e consolidati da secoli. Per poter recuperare i giovani al cristianesimo non esistono ricette miracolose; d'altra parte, Vico disse che la storia si ripete: ad ogni tracollo succederà la rinascita.
Non bisogna pertanto scoraggiarsi, si deve ripartire dalla famiglia, in qualsiasi modo oggi si presenti, anche nei suoi rottami per dare più affetto ai giovani e riportarli a Dio. La nostra comunità non è sfuggita a questa grave crisi, a questo Postmoderno materialista, disfattista e non si vedono cenni di mutamento qualitativo. Ci dovremmo considerare fortunati se nel nostro paese possiamo essere guidati da un sacerdote preparato, della nostra mentalità calabrese, in grado di penetrare nella psicologia dei giovani, ma essi non rispondono sempre con altrettanta solerzia. Stanno imboccando una strada senza sbocchi e molto pericolosa. Ma bisogna essere ottimisti: Dio è con noi e ci ama.
Allora, partendo dalla sensibilità intellettiva, dalla dolcezza e dal messaggio forte del nostro Papa Benedetto XVI, dai vescovi, dai sacerdoti, dai laici impegnati nel volontariato cattolico, dobbiamo aiutare questi giovani a riprendersi il proprio io, in cui c'è Dio. In te abita la verità, diceva Sant'Agostino. Dio non si deve raggiungere con le navicelle spaziali, come ha detto il Papa, ma è dentro di noi, in particolare negli animi ancora innocenti e bisognosi di affetto dei giovani. Amiamoli con tutto il cuore, ricordando loro ciò che disse il Manzoni: "Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande".

Giuseppe De Pascale


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