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La Sindone di Torino

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Dal Mandylion di Edessa alla Sindone di Torino


Il 23 maggio del 2010 si è conclusa, dopo circa 40 giorni, dall'apertura ufficiale avvenuta il 10 aprile, l'ostensione della Sacra Sindone, custodita a Torino. Numerosi sono stati i pellegrini accorsi per l'occasione da tutte le parti del mondo (si parla di circa due milioni), per venerare questo lenzuolo di lino, lungo 4,42 m e largo 1,13 m, su cui è impressa la figura di un uomo torturato, ferito, crocefisso e da sempre oggetto di controversie, dibattiti, verifiche e prove scientifiche. La sua storia è controversa, fatta di opinioni discordanti sulle date e sui luoghi, di prove tecniche e scientifiche per dimostrarne o confutarne l'autenticità. Nel corso degli anni sono stati tanti gli studiosi che hanno avanzato numerose teorie e altrettanti sono stati quelli che hanno cercato di demolirle. In effetti, la Chiesa Cattolica non si è espressa sull'autenticità della Sindone lasciando alla scienza la facoltà di verificarla.


Tuttavia, ha autorizzato ai fedeli il culto come reliquia o icona, ossia raffigurazione artistica, della Passione di Gesù. Fu Papa Giulio II nel 1506 ad autorizzarne il culto. Giovanni Paolo II ha asserito durante il suo pontificato di credere all'autenticità della Sindone, cosa che aveva fatto in precedenza anche Pio XI. Secondo la linea autenticista il lenzuolo, conservato oggi nel Duomo di Torino, è quello che ha avvolto Gesù nel sepolcro dopo la deposizione dalla croce e l'immagine in esso impressa è proprio quella del Cristo Salvatore. Il lenzuolo risalirebbe, sempre secondo questa linea, al I secolo e proverrebbe dalla Palestina. Il prof. Filippo Bulgarella , docente di storia bizantina presso l' UNICAL di Cosenza, nel convegno tenutosi  giovedì 24/06/2010 presso l'aula conferenza delegazione municipale di Fuscaldo dal titolo "Prima della Sindone: il Mandylion di Edessa, organizzato dall'amministrazione comunale di Fuscaldo e dalla Diocesi di Cosenza - Bisignano, a cui ha partecipato anche il nostro Parroco don Alfonso Patrone in qualità di relatore, ha affermato che il Sacro lino non è altro che il Mandylion di Edessa (opera fatta non da mano umana). Varie sono state le peripezie che hanno portato la Sacra Sindone a Torino, di seguito vengono riportate le tappe salienti di queste peripezie: il più antico riferimento alla Sindone è contenuto sia nei quattro vangeli canonici (Mc 15,46; Mt 27,59; Lc 23,53; Gv 20,7) che in tre apocrifi: il Vangelo degli Ebrei (II sec.), gli Atti di Pilato e il Vangelo di Nicodemo. Nel 340 circa S. Cirillo, a Gerusalemme, fa un riferimento alla Sindone. Nel 570 un anonimo piacentino dice che a Gerusalemme si trova il sudario ch'era stato posto sul capo di Gesù. Nel 650 circa Arculfo, pellegrino a Gerusalemme, vede la Sindone e dice che è lunga circa 8 piedi. Un'immagine del volto di Gesù antica di duemila anni, chiamata Mandylion, viene venerata a Edessa (odierna Urfa in Turchia). Essa altro non sarebbe che la Sindone piegata a metà e poi ancora ripiegata quattro volte (tetradiplon, come detto negli Atti di Taddeo), finché al centro del rettangolo si vede solo il volto di Gesù. Sulla base del Mandylion si afferma, a partire dal VI sec., una caratteristica tipologia del volto di Cristo nell'iconografia bizantina. Nel II concilio di Nicea (787) si sancisce la legittimità della venerazione del Mandylion. Edessa viene occupata dagli arabi nel 639 e nel 944 il generale bizantino Giovanni Curcas pone l'assedio alla città, che abbandonò solo dopo che l'emiro arabo ebbe consegnato il Mandylion. Essa così giunse a Costantinopoli. Nel 944 un'omelia attribuita a Costantino VII Porfirogenito, coimperatore di Costantinopoli, descrive il volto come dovuto a "una secrezione liquida senza materia colorante né arte pittorica", un'immagine evanescente, di lettura difficile, formata di sudore e di sangue. Nel 1080 circa Alessio I Comneno chiede aiuto all'imperatore Enrico IV e a Roberto di Fiandra per difendere la Sindone a Costantinopoli, minacciata dai turchi. Nel 1147 Luigi VII di Francia venera la Sindone a Costantinopoli. Nel 1171 Manuele I Comneno mostra al re di Gerusalemme il sudario di Cristo. Robert de Clary, cronista della IV crociata (1204), scrive che tutti i venerdì la Sindone era esposta per intero a Costantinopoli, finché fu trafugata dai crociati. In una lettera del 1205, Teodoro Angelo Comneno, fratello di Michele Angelo della famiglia del deposto imperatore di Costantinopoli, lamenta la scomparsa della Sindone. Sostiene, anche, ch'essa si trova ad Atene. Nel 1208 uno dei capi della crociata, Otto de la Roche, cui toccò la signoria di Atene, porta in Francia il lenzuolo e lo tiene nascosto a Besançon. Nello stesso anno il padre, Ponzio de la Roche, lo regala ad Amedeo di Tramelai, vescovo della città. Nel 1349 la cattedrale di Santo Stefano a Besançon andò a fuoco per ragioni dolose: coloro che rubarono la reliquia vollero far credere che fosse andata distrutta tra le fiamme. Fra il 1353 e il 1356 la Sindone appare a Lirey (diocesi di Troyes), in possesso di Goffredo di Charny, cavaliere crociato, che fece costruire una chiesa per ospitare e ostendere il lenzuolo (la prima ostensione avvenne nel 1355). Goffredo morì nella battaglia di Poitiers (1356) e non rivelò mai come fosse entrato in possesso del lenzuolo (tra gli ascendenti della famiglia Charny vi erano tuttavia cavalieri della quarta crociata e vari templari).
Nel 1389  il figlio di Goffredo, Goffredo II, ostende la Sindone a Lirey. Nel 1418 i canonici di Lirey, temendo che venisse coinvolta nella guerra fra Borgogna e Francia, affidarono la reliquia al conte Umberto de la Roche, che morì nel 1448, lasciandola alla moglie Margherita di Charny, nipote di Goffredo I. Questa, invece di restituire il telo ai canonici, lo consegnò (in cambio di benefici) nel 1453 alla duchessa Anna di Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che viveva a Chambéry, capitale di Casa Savoia. Sperava in cambio di ottenere il riscatto del presunto erede del defunto conte di Charny, che era prigionero dei turchi. Margherita,  colpita da scomunica,  morì nel 1459. I duchi di Savoia nel 1502 fecero costruire una cappella nel castello di Chambéry in cui custodire il lenzuolo. Nel 1504 papa Giulio II approva la messa con "colletta" e Ufficio proprio della Sindone. La festa liturgica verrà riconfermata da papa Clemente X nel 1673, mai abrogata. Nel 1532 la cappella di Chambéry prende fuoco: l'urna d'argento che contiene la Sindone si surriscalda e una goccia del metallo fuso brucia un angolo del telo ripiegato su se stesso. Le suore clarisse di Chambéry, due anni dopo, cuciranno i rattoppi oggi visibili. Durante le guerre (1536-1561) tra Francesco I e Carlo V la Sindone viene trasferita a Nizza, poi a Vercelli, e di nuovo a Chambéry. I Savoia erano schierati a fianco di Carlo V. Nel 1578 Emanuele Filiberto trasferisce la Sindone a Torino, per abbreviare il viaggio all'anziano S.Carlo Borromeo, che vuole venerarla. Ogni 30 anni si succedono ostensioni per particolari celebrazioni di Casa Savoia ( nascite, matrimoni), o per giubilei. Nel 1694 il lenzuolo viene sistemato definitivamente nella cappella del Guarini a Torino. Vengono rinforzati i rattoppi. Nel 1898 l'avvocato Secondo Pia esegue la prima fotografia. Nel 1931 e 1933 due ostensioni pubbliche della Sindone. Nel 1939 viene nascosta, a causa della guerra, a Montevergine (Avellino). Nel 1946 ritorna a Torino. Nel 1969 si istituisce una commissione scientifica per studiarla. Nel 1973 vi è la prima ostensione televisiva in diretta. Nel 1978 ostensione pubblica e primo congresso internazionale di studio a Torino. Nel 1983, per volontà testamentaria di Umberto II di Savoia, la Sindone passa alla Santa Sede, che ne nomima "custode" pro tempore l'arcivescovo di Torino. Nel 1988 viene prelevato un frammento del telo per compiere un'indagine radiocarbonica: il test del C14 colloca la nascita della Sindone tra il 1260 e il 1390 d.C. Molti scienziati contestano queste conclusioni. Nel 1997 scoppia un incendio nella Cappella del Guarini: la Sindone viene salvata dai vigili del fuoco. Nel 1998 nuova ostensione pubblica. Lo sarà di nuovo nel 2000, in occasione del Giubileo. Certo è che per chi crede, per chi ha fede quella figura d'uomo è quella di Cristo e la Sindone è il lenzuolo in cui il corpo del Messia fu avvolto per essere posto nel sepolcro dopo la crocefissione. Su di esso sono tracciati i segni della sofferenza del figlio di Dio. Quell'immagine rassomigliante alla raffigurazione tradizionale del Cristo, un uomo adulto con la barba e i capelli lunghi, vale per i credenti molto di più delle numerose prove scientifiche. Credere è un atto di fede e la fede che risiede nell'uomo non necessita di prove documentate. Non è importante dimostrare l'autenticità oppure confutarla; quell'oggetto, quel lenzuolo ha la capacità di mobilitare milioni di persone che si spostano solo per contemplarlo, ha la capacità di farle commuovere e impietosire, davanti all'immagine impressa di un uomo morto in sofferenza. La sua veridicità sta nella fede di chi crede e ulteriori prove non ne scalfirebbero né aumenterebbero la credibilità.       Pino Cino

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