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Le accuse al Clero...

E i soldi dell'8 x mille?


La Chiesa italiana destina i fondi derivanti dall'8 x mille alle esigenze di pastorale e di culto della popolazione, al sostentamento del clero e agli interventi caritativi in Italia e nel Terzo In modo trasparente.

Chissà che fine fanno i soldi dell'otto per mille. Dai tanti scandali che affliggono la nostra Repubblica gli italiani hanno imparato a diffidare. Diffidare di chiunque non conosciamo bene e di cui la rettitudine è al di sopra di ogni dubbio. Ma la Chiesa italiana? Conosco il mio parroco, ho un amico missionario, conosco le suore della scuola materna... che hanno un volto e una voce e so per esperienza diretta e prolungata che non tradiranno la fiducia dei fedeli. Ma la Chiesa tutta intera, quale volto ha, quale voce ha? C'è da fidarsi? In altri termini, posso affidare tranquillamente il mio denaro, con un'offerta, e una piccola parte del denaro che lo Stato affida alle religioni, chiedendo ai cittadini di votare per decidere come debba avvenire la ripartizione (otto per mille)? C'è chi non si fida perché tutto sommato gli piace non fidarsi e una Chiesa che tradisse la fiducia farebbe il gioco della sua parte ideologica. C'è chi ha detto, e scritto, che la Chiesa non dice come distribuisce i fondi dell'otto per mille; e li distribuisce in modo iniquo, oscuro e arbitrario. Tutto ciò è falso. È legittimo esprimere critiche al sistema di sostentamento della Chiesa e all'otto per mille in particolare; è anche legittimo criticare il modo in cui i fondi sono ripartiti; ciò fa parte del libero scambio delle opinioni, d'altronde nessun sistema è perfetto né eterno, e tutto è migliorabile. Ciò che non è lecito è dire il falso. La Chiesa rende pubblici destinazioni e rendiconto in tanti modi; sulle pagine (a pagamento) di alcuni giornali, su televideo Rai, su internet, tramite le locandine distribuite nelle parrocchie, mediante i settimanali diocesani e altri canali ancora. E la destinazione viene discussa e votata dai vescovi italiani nella loro assemblea di maggio: nessun arbitrio. Le destinazioni sono tre: le esigenze di pastorale e di culto della popolazione; il sostentamento del clero; gli interventi caritativi in Italia e nel Terzo mondo. In particolare, questi ultimi vengono decisi da un Comitato specifico. Si dice anche che a decidere sia una minoranza degli italiani, attorno al 40 per cento. In realtà, se si calcolano gli italiani obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi, la percentuale è del 61 per cento, pari a quella di molti appuntamenti elettorali e superiore a quasi tutti i recenti referendum; si abbassa se si calcolano i pensionati e gli altri italiani non obbligati: in pochi se ne ricordano, addossandosi l'onere di firmare il modulo, infilarlo in una busta e consegnarlo a un ufficio postale. L'Assemblea nazionale della Cei del maggio scorso ha così ripartito i 1.067 milioni di euro disponibili per il 2010. La quota maggiore (452 milioni) va ancora una volta alle esigenze di culto e pastorale, in aumento rispetto all'anno scorso; cresce anche la quota - 227 milioni - destinata alla carità e cala invece la parte per il sostentamento del clero, 357 milioni. 30 milioni sono stati accantonati a futura destinazione per culto, pastorale e carità

Storie concrete di aiuto alla gente


Nuove storie 8 x mille nella campagna tv 2010:
Nei 7 spot, opere scelte tra gli oltre 6 mila interventi realizzati finora con l'8 x mille in Italia e nel Terzo mondo per far conoscere quanto bene è generato con una semplice firma. E per riconfermarla anche nel 2010. Vedremo fra l'altro: lo spot dedicato alla "Casa Arcobaleno" di Olbia, un centro di seconda accoglienza per il recupero da alcool e droghe. Fondata da don Andrea Raffatellu, vicario diocesano e parroco della Sacra Famiglia, negli anni ha assistito circa 380 persone. Al centro del programma, regole e lavori agricoli. All'interno della casa, anche mobili, porte e finestre sono opera degli ex tossicodipendenti. E trasmettono l'aspra fede di falegnami e fabbri per caso, artefici di una vita da rimodellare. Tra i progetti di carità in Italia è stato scelto invece il centro polifun-zionale della Caritas diocesana di San Benedetto del Trento. Grazie all'8 x mille ha dato più servizi ai poveri, riunendo in un unico stabile ambulatori, banco farmaceutico, mensa, distribuzione abiti, centro ascolto e sportello lavoro. "Chi non può spendere né fare prevenzione, si rivolge a noi" spiega la Giuseppina Massicci, uno dei medici volonta-ri. È invece un esempio di impieghi per l'edilizia di culto la nuova chiesa di San Massimiliano Kolbe, alla periferia di Bergamo. La comunità ha chiesto un contributo all'8 x mille per nuovi spazi parrocchiali. E oggi, guidata dal parroco, don Mario Peracchi, è punto di riferimento per un quartiere di 10 mila abitanti, che conta 42 battesimi l'anno, 250 ragazzi dell'oratorio, il gruppo anziani, un centro Caritas di aiuto ai poveri. Infine, lo spot tv dedicato ai fondi 8 x mille per emergenze umanitarie e ambientali. Illustra direttamente gli aiuti per la ricostruzione post-sisma in Perù. Ma il filmato richiama anche interventi analoghi, non ultimi, in Italia, quelli per le vittime del sisma in Abruzzo. Per maggiori informazioni sulle opere e sui fondi consulta il sito www.8xmille.it.





Orchi in difesa dei bambini

Perché la battaglia contro i preti pedofili è una battaglia per eliminare il cristianesimo
Invettiva cristianissima contro l'Europa pedofoba e il mondo infanticida


Ogni due o tre mesi mi scrive un amico, missionario in Africa, don Giuseppe Ceriani. Per parlarmi della chiesa di là, delle sue tribolazioni, delle sue attività, delle sue lotte. L'ultima sua lettera è datata Quaresima-Pasqua 2010. Leggendola non sembra che laggiù siano filtrate le notizie che occupano la stampa europea in questi giorni, con soverchia e sospetta abbondanza. Forse in Africa non si sa nulla della battaglia che il vecchio continente ha ingaggiato da tempo con la sua storia e le sue radici. Una battaglia che è sempre più grottesca, perché vede gli araldi del nichilismo, soprattutto quello sinistro, combattere una santa crociata contro i preti pedofili. Non, si badi bene, per sbarazzarsi di loro, come è giusto, ma per sbarazzarsi, tout court, del cristianesimo, e magari, relativisticamente, anche dell'idea di bene e male.

L'Europa che apostata ogni giorno, deve farlo trovando nobili giustificazioni, dandosi un tono
. L'Europa che massacra i suoi figli nell'utero materno, a milioni; che distrugge i bambini già nati combattendo ogni giorno la famiglia (quintuplicati i divorzi, nella mia regione, in trent'anni); l'Europa che sperimenta sugli embrioni, che commercia ovuli e spermatozoi come fossero caramelle, che tenta di clonare l'uomo massacrando centinaia di esseri umani allo stato iniziale, che ingravida le donne single e le coppie omosessuali, negando ai figli che nasceranno il padre o la madre… L'Europa, l'occidente, che permettono le mamme-nonne, che fanno nascere figli già orfani con la fecondazione post mortem, che congelano gli embrioni sotto azoto liquido e che infangano la vita di milioni di ragazzi col sesso precoce, la pornografia, lo scandalo continuo; l'occidente "no child", che predica la "crescita zero" per non inquinare; che "aiuta" i paesi poveri coi preservativi e l'aborto; che vede crescere ogni giorno il ricorso alla sterilizzazione, gli alberghi e i luoghi di villeggiatura dove sono verboten i bambini; l'Europa che apre all'eutanasia dei fanciulli malati e che anestetizza e lobotomizza i suoi figli con la Tv, il tempo pieno, la realtà virtuale, svariati impegni extrafamiliari e mille altri sotterfugi per non avere impicci…

Ebbene questa Europa nemica dei bambini
, bambino-fobica, handi-fobica, famiglio-fobica, finge di battersi in difesa dei più piccoli, se questa battaglia può servire a infangare la chiesa nel suo complesso, come istituzione, come storia, come tutto. Finge di farlo, e con grande e prolungato clamore, salvo poi tacere sui milioni di europei (di cui circa centomila italiani) che praticano turismo sessuale a danno di bambini asiatici, latini o africani; sui quarantuno mila casi di violenze sui minori che vengono registrati ogni anno in Italia secondo una ricerca presentata allo Iulm di Milano nel 2007; sul boom di pedopornografia che invade la rete ogni giorno di più, senza quasi nessuno che la ostacoli.

Don Giuseppe, dicevo, non sembra sapere nulla
. Si limita a raccontarmi per lettera quello che fa là, a Nairobi, dove ha già preso, in passato, la malaria e una malattia che gli ha riempito le budella di trenta chili di una strana mucillagine, che però non ha infrollito la sua tempra di uomo di Dio. Cosa mi racconta, dunque, dal Kenya? "Caro Francesco, il Signore cammina con noi sulle strade di Ongata Rongai dove da alcuni mesi sta sorgendo un orfanotrofio per accogliere almeno cento bambini/e sotto i dieci anni. Molti di essi sono stati coinvolti nella tragica pandemia dell'Aids. In un'area accanto sorgerà anche un ospedaletto diurno, una specie di pronto soccorso per bambini. E sarà una grazia per questi poveri". Qui, continua, la società è vessata da mali di ogni tipo, vecchi e nuovi: tribalismo, spiritismo, stregoneria e corruzione. Per questo a Lamet i fratelli delle Scuole cristiane assistono cento ragazzi/e "che vengono da varie etnie con esperienze di enorme indigenza e sofferenza".

A Burgheri, invece, "sta sorgendo una scuola superiore per ragazze"
, per quelle femmine che qui sono spesso trattate come oggetti e che invece i missionari vogliono nobilitare, insegnando loro un mestiere, a leggere e a scrivere. "L'area fu al centro di scontri tribali del 2008. Ora che la calma sembra tornata, abbiamo ripreso le costruzioni. A fine febbraio sono state costruite due aule". La lettera continua e parla delle altre iniziative: scuole, ospedali, centri, soprattutto, per ragazzi, orfani, abbandonati, malati… di cui nessuno, spesso per povertà ma anche per superstizione, vuole prendersi cura. Mentre leggo penso: forse un domani anche gli africani, quando avranno la pancia piena, impiccheranno la chiesa ai peccati, pur gravissimi, di qualche suo figlio, e dimenticheranno tutti coloro che invece l'hanno amata e soccorsa anche a rischio della vita, perdendo, evangelicamente, la propria esistenza. Ma intanto non posso fare a meno di notare che quello che accade a Nairobi, avviene in tutta l'Africa. Non sono fedeli di Cristo, soprattutto, quelli che portano lì aiuti, medicine, civiltà, speranza, mentre i figli di Mammona, che vengono spesso dalla stessa Europa, cercano l'oro e gli affari?

Non è stato così anche per l'Europa, un tempo?
Chi ha costruito le ruote degli esposti, gli ospedali, le scuole per i bambini, anche quelli poveri, nel Medioevo? Chi ha edificato moltissime delle nostre scuole professionali per salvare milioni di ragazzi, nell'Ottocento, dallo sfruttamento nelle industrie? Chi ha insegnato all'Europa il rispetto per i bambini? Chi ha imposto piano piano l'idea che le spose devono essere consenzienti, spostando gradatamente l'età del matrimonio un po' "pedofilo" dell'antichità, sin dall'epoca di Costantino? Ricordiamo per un attimo cosa fu il mondo antico, precristiano. A Roma, a Sparta, ad Atene, presso tutti i popoli, i bambini malformati, handicappati, non voluti, venivano uccisi, fatti schiavi, venduti come cose. Non solo di fatto, ma anche in linea di diritto. Era normale. In tanti casi, presso i greci, presso i popoli nordici, presso i fenici, dei bambini venivano sacrificati alle divinità per chiederne il favore, come succede ancora oggi in Africa o in India (lo ha scritto Libero, 13/03/2010).

Il cristianesimo arrivò portando la nozione di sacralità della vita.
Additando a tutti un Cristo bambino; predicando il rispetto dell'infanzia fino ad allora così poco considerata. Spiegando che Dio stesso si era fatto piccolo. Noi, scrivevano i primi cristiani, Giustino, Tertulliano e tanti altri, non uccidiamo i nostri figli e non li abbandoniamo lasciando che vengano sbranati dalle belve.
Così, dicono gli storici, il cristianesimo costruì i primi orfanotrofi, sostanzialmente sconosciuti sino ad allora. Così trovarono una casa gli abbandonati, i milioni di "Marcellino pane e vino" della nostra storia che ancora oggi portano nel cognome il ricordo di quella carità cristiana che li salvò: gli Esposito, i Diotallevi, i Fortuna, i Fortunato, i Proietti, i Casadei. Trovarono asilo prima negli orfanotrofi fondati dalle imperatrici e dalle matrone romane convertite, poi in strutture come quella dell'arciprete milanese Dateo, dove venivano accolti bastardi, orfani, handicappati, nel secolo VIII; poi, ancora, nelle case fondate dalle confraternite o negli ospedali, come quello fiorentino degli Innocenti, in cui ai bambini erano dedicati strutture, personale specifico e soldi per costruirsi, una volta cresciuti, il futuro.

Così recita l'Enciclopedia Treccani alla voce "orfanotrofio"
: "Sorti fin dai primi tempi del cristianesimo attraverso la paternità adottiva, mantenuti dalle offerte dei fedeli e sorvegliati dai sacerdoti, gli orfanotrofi ebbero dai primi imperatori cristiani non pochi e notevoli privilegi". Oggi magari ce ne dimentichiamo, perché da noi gli orfanatrofi sono sempre meno: ci si disfa del problema alla radice. Ma la predilezione cristiana per i più piccoli non è venuta meno: nell'Inghilterra laica e anglicana un terzo degli orfanotrofi odierni è gestito da ordini religiosi cattolici. In Africa, dove la poligamia, la povertà e le malattie colpiscono soprattutto i bambini, gli orfanotrofi sono numerosissimi e hanno nella quasi totalità dei casi un'origine religiosa.

Nella Cina non cristiana
, dove l'infanticidio di massa, potenziato dal regime maoista, è sempre esistito, la piccolissima minoranza cattolica, come raccontava Tiziano Terzani su Repubblica il 20 giugno 1984, prima della rivoluzione comunista gestiva oltre duemila scuole, duecento ospedali e più di mille orfanotrofi. A rischio spesso dell'odio xenofobo cinese, esploso poi all'epoca di Mao, che chiuse tutto accusando le suore "di aver ucciso i bambini e la chiesa di essere sovversiva". Ancora oggi missionari cristiani laici e religiosi giungono in Cina da tutto il mondo per raccogliere sulle strade bambini abbandonati e lasciati morire di fame. Un caro amico, Francesco, mi ha raccontato questa terribile realtà, dopo aver trascorso un'estate in Cina con alcuni sacerdoti lombardi ad aiutare il creatore di uno di questi istituti per l'infanzia abbandonata. Francesco ci è andato dopo che Giulia, sua sorella e mia alunna, era stata alcuni anni prima, con altri missionari, in Romania, a fare scuola e a dare un po' di affetto ad alcuni dei migliaia e migliaia di orfani romeni abbandonati, costretti a vivere nelle fogne, spinti alla prostituzione minorile e alla delinquenza.

Chi li aiuta, gli orfani dell'est Europa?
Hans Küng, Corrado Augias, Vito Mancuso o il patron di Repubblica? La rivista Left, che fa copertine in cui compare un prete e la scritta, grande, "Predofili", quasi a suggerire una equivalenza tra sacerdozio e pedofilia? No, migliaia e migliaia di associazioni e gruppi sorti molto spesso dal volontariato cattolico (o protestante), legati alle parrocchie, che finanziano ospedali pediatrici, ospitano ogni anno in Europa i bambini di Cernobyl, diffondono la pratica dell'adozione a distanza… Come l'associazione di don Antonio Rossi, "Chiese dell'est", che ha appena lanciato un programma di adozione a distanza di bambini russi e ucraini, spesso "liberati dagli orfanotrofi statali (alle volte autentici lager)".
Alcuni anni fa, nel 2002, il patriarcato ortodosso di Mosca fece un documento in cui registrava allarmato che la minoranza cattolica si prende cura di troppi bambini e adolescenti, "soprattutto negli ospedali, nelle scuole secondarie e negli orfanotrofi". "Sotto il pretesto delle cure degli orfani, recitava il documento, e dei bambini senza casa i cattolici (soprattutto rappresentanti di ordini religiosi femminili) coltivano una nuova generazione di cattolici adulti".

Cosa accade, invece, in India
, paese in cui la vita dei bambini, specie quella delle femmine, non vale gran che? In cui gli infanti vengono uccisi a milioni e la prostituzione infantile, secondo la "Storia dell'infanzia" della Laterza (vol. I, p. IX), riguarda circa quattrocentomila soggetti? E' dall'opera di madre Teresa che sono nati orfanotrofi, asili, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi. In un crescendo di opere stupende che si sono diffuse poi in tanti altri paesi del mondo, talora nonostante l'opposizione dei governi. Opere che qualcuno fa presto a dimenticare, accecato dall'odio ideologico. Ma forse, se mandassi queste mie brevi e indignate considerazioni a don Giuseppe, mi risponderebbe: "Sì, caro Francesco, ma la barca di Pietro, oggi, è nella tempesta, anche per causa di tanti suoi uomini indegni, non solo pedofili, ma anche politicanti, mondani, pavidi, tiepidi… Forse Dio si servirà delle critiche e dell'odio strumentale di tanti ipocriti, per rimettere la sua barca, santa, sulla giusta rotta. Forse farà capire a tanti vescovi che devono tornare a fare i pastori, anzitutto dei loro sacerdoti: meno chiacchiere, meno convegni, meno interviste ai giornali sui fatti di cronaca… Più preghiera, più attenzione nei seminari, più spirito soprannaturale".

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© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Francesco Agnoli




LE RIFLESSIONI E LE RISPOSTE DI UN PARROCO ALLE TANTE RICHIESTE DI FEDELI ESIGENTI
AL "SUPERMERCATO" DELL'ANIMA

Da Famiglia Cristiana - n. 47/2009



"CARI LAICI, SE VOLETE BENE AI PRETI NON SIATE ASTIOSI. CIRCONDATELI DI AFFETTO E COMPRENSIONE. NON CHIEDETE LORO SACRAMENTI "A BASSO PREZZO", MA DI AIUTARVI A CRESCERE NELLA FEDE".

Carissimo padre, lei ha risposto con tanta saggezza all'astiosa lettera di Claudia, una "cattolica delusa" (Famiglia Cristiana n. 13/2008). Con tutta la carità possibile, vorrei rispondere anch'io a quelle provocazioni, dal campo in cui lavoro come prete. Vorrei svelare a Claudia una verità che è molto evidente, ma che ai suoi occhi e a quelli di tanti laici appare sconcertante. Quando, però, fa comodo.
Chi è il prete? Il prete è un uomo. Soltanto un uomo! Sono d'accordo con quanto ha scritto il teologo K. Rahner: "Gli uomini vogliono messaggeri più splendidi, araldi più convincenti; dèi vittoriosi che hanno una risposta a tutto e un rimedio per tutto. Terribile delusione! Quelli che vengono sono deboli, in timore e tremore e dicono con la loro povera umanità: noi sappiamo di portare il tesoro di Dio in vasi d'argilla; la nostra ombra offusca continuamente la divina luce che dobbiamo portarvi. Siate misericordiosi verso di noi, non giudicate. E beati voi che non vi scandalizzate dell'uomo che è nel prete. Egli è un uomo. Affinchè voi crediate che la grazia di Dio può essere concessa all'uomo, al povero uomo, così com'è".
Molte volte, non sempre per fortuna, l'esperienza è un'altra. Al prete, soprattutto al parroco (figura più in prima linea) sono richieste doti soprannaturali: dev'essere a conoscenza del ricovero di un ammalato, senza che nessuno l'abbia avvisato (dono della telepatia); sempre presente in canonica e, al tempo stesso, a benedire le famiglie (dono dell'ubiquità); maturo e saggio, ma anche sempre giovane; pronto a rispondere al campanello della porta o al telefono 24 ore su 24, senza mai prendere un giorno di vacanza o di ferie.
Non per contrapporre laici e preti, ma solo per aprirle gli occhi, vorrei chiedere a Claudia: ma voi laici dove vivete? Nella zona in cui lavoravo sino a dieci anni fa c'erano venti preti, oggi solo otto. Quindici anni fa, nella parrocchia con diecimila abitanti eravamo in cinque preti, oggi solo uno. Molti preti, come il sottoscritto, ricoprono più incarichi: in parrocchia, in vicariato e nella diocesi. Così anche le esigenze della gente sono molto aumentate. E sono sempre più complesse. In passato si chiedevano cose semplici ed essenziali: predicazione, sacramenti, preghiera. Il prete quando parlava era legge. Oggi si chiede di tutto. Subito e gratis. Insomma, un vero e proprio supermercato dell'anima. A volte anche un discount.
Cara Claudia, ti confesso (vedi che anche noi ci confessiamo) d'avere una tentazione: consigliare ai giovani di non farsi preti. Ma è solo una tentazione. Ho già aiutato quattro giovani a diventare preti e non me ne pento. Come sono felice anch'io d'esserlo. Anche se sono e resto sempre un uomo!
Cari laici, se volete bene ai vostri preti non siate astiosi. Circondateli, invece, di affetto e comprensione. E chiedete loro non solo sacramenti a "basso prezzo", ma di annunziarvi la parola di Dio e aiutarvi a crescere nella fede. Anche con la loro coerenza e radicalità evangelica. Vorrei, infine, fare una provocazione: quando il prete vi chiede collaborazione, dove siete voi laici? Il futuro della Chiesa è anche nelle vostre mani.
Un parroco vicentino


Questa lettera è molto utile per far capire la vita del prete oggi, ancor nell'anno che il Papa ha dedicato al sacerdozio, nella ricorrenza del 150° anniversario della morte del santo Curato d'Ars. Sono finiti i tempi in cui il parroco viveva nella casa parrocchiale, aiutato da uno o più viceparroci, e poteva permettersi di mettere le sue ore a disposizione dei fedeli, con ritmi sufficientemente tranquilli, per ascoltare le loro richieste. Con uno stile un po'scanzonato, il nostro parroco vicentino ha tratteggiato gli impegni, le richieste e le domande di quelli che bussano alla sua porta. Non basterebbero ore al giorno per rispondere a tutto e a tutti. I fedeli dovrebbero avere più comprensione verso i preti, che hanno scelto di mettere la vita al servizio dei fratelli. È vero che quando uno ha bisogno, vorrebbe avere la massima disponibilità altrui. Subito e tutta. Sarebbe necessario che ci educassimo a saper guardare non solo al proprio bisogno, ma anche alla situazione della persona a cui rivolgiamo la richiesta di aiuto.
Nella lettera del parroco manca una riflessione, che certamente viene data per scontata, ma che andrebbe evidenziata. Mi riferisco alla necessità della preghiera e di un tempo per mantenere vivi i rapporti con Dio. Il sacerdote non è un assistente sociale, e neppure un filantropo che ha deciso di mettere la sua vita, il suo tempo, le sue energie a servizio degli altri. È, innanzitutto, un mediatore tra Dio e gli uomini. Il suo intento è quello di servirsi di qualunque azione di attenzione e di servizio al prossimo per continuare l'opera di salvezza del Cristo. Per questo gli è indispensabile mantenere un forte rapporto con il Signore, attraverso la preghiera, la meditazione, una verìfica costante delle sue azioni e del senso delle iniziative.
Tutto questo richiede anche tempo. Per il sacerdote è importante sapere cosa mette dentro i mille interventi che gli vengono richiesti. Non c'è solo la risposta - per quanto gli è possibile - alle domande che gli vengono rivolte, ma anche la preoccupazione di portare, in qualche modo, la salvezza che Cristo gli ha affidato. Non dimentica mai che Gesù gli ha consegnato il gregge, ma solo dopo essersi assicurato dell'amore che ha per lui: «Pietro mi ami tu? Allora ti affido le mie pecorelle». Il sacerdote, da parte sua, ogni mattina dovrebbe alzarsi dicendo: «Signore, andiamo a salvare questa umanità che ha bisogno di te; sostienimi in questo compito, che senza il tuo aiuto non sono capace di compiere». Una preghiera che è da rinnovare durante il giorno, per aver coscienza del proprio impegno, sempre e in ogni situazione.
È vero che l'azione può diventare preghiera. Ma è anche vero che non è possibile mantenere una carica spirituale, senza dedicare tempo alla meditazione. Molti sacerdoti lo fanno strappando ore al sonno, al mattino quando ancora tutto "dorme" ed è possibile trovare il tempo e il clima necessario per riprendere il dialogo personale con Dio. Anche questo è da mettere nel tempo necessario per assolvere bene il proprio compito di sacerdote nella giornata. Benedetto XVI, ultimamente, lo ricordava ai vescovi di Francia, esortandoli «ad aiutare i sacerdoti a vivere in intima comunione con Cristo», perché «la loro vita spirituale è il fondamento della loro vita apostolica».

D.A.

L'oro della chiesa e i morti di fame


Questa lettera con la relativa risposta è tratta dalla rivista VITA PASTORALE, 2, febbraio 2010, pp. 15-16.



Sono un insegnante di religione in una scuola secondaria di primo grado. I miei alunni spesso e volentieri fanno domande acute e interessanti a cui quasi sempre riesco a rispondere. Ma una domanda mi blocca e la mia risposta è sempre la stessa: "Perché la Chiesa è così ricca e il Papa ha tutti quei vestiti, crocifissi, ori in Vaticano, quando c'è gente che muore di fame?".
La mia usuale risposta è: "La Chiesa siamo tutti, e tutti collaboriamo ad aiutare coloro che sono nel bisogno. I missionari non sono forse "la Chiesa"? Il Papa non può disporre di beni del Vaticano perché non sono suoi, un po' come se il direttore del Louvre volesse vendere la Gioconda. E poi non è detto che lui non viva in povertà nel suo ambiente più ristretto ... ". Però le mie risposte non danno assolutamente un conforto ai ragazzi, che forse sono anche "indottrinati" dalle famiglie e dai media contro il Vaticano.
Grazie se vorrete aiutarmi in questo argomento un po' delicato.

Christian


Risponde don Maurilio Guasco:

La domanda pone un problema che è di molti cristiani: e non basta dire loro, come si fa troppo spesso, che è un falso problema, e che i problemi sono altri. E' una risposta troppo frequente, e che non dice mai quali siano i problemi veri, visto che sono sempre altri. La risposta che propone l'insegnante è convincente: il Papa non è il proprietario di quei beni, sono un bene di tutti, alcuni di questi fanno parte di musei e collezioni di grande pregio. Se tutti hanno l'abitudine di usare i vestiti migliori per andare a un ricevimento in onore di qualcuno, non si vede perché non si debba fare la stessa cosa per il Signore.
Ma forse è bene aggiungere qualche altra considerazione.
1) Qualche volta tendiamo a dimenticarci che rischiamo di dare una cattiva immagine della nostra Chiesa a causa di cose secondarie di cui potremmo anche fare a meno, quando avremmo tante cose migliori da dire e presentare.
2) Il Papa pensa che questo è un modo per rendere gloria al Signore. Ma ci sono purtroppo persone che, come si diceva una volta, sono più papiste del Papa. Conosco il direttore dell'Osservatore Romano, che considero persona saggia, e non il nuovo di Avvenire; ma immagino lo sia altrettanto. Per questo trovo triste che i due giornali dedichino un articolo per presentarci il nuovo pastorale del Papa: peso, altezza ... Davvero era il caso? E come potremo protestare quando altri giornali descrivono i vestiti di certi attori, visto che rischiamo di fare lo stesso? Qui il Papa non c'entra: ma forse cadiamo nella stessa tentazione di alcuni personaggi che circondano l'attuale presidente del consiglio: pronti a osannarlo comunque, anche quando lui stesso magari ne farebbe a meno.
3) La Chiesa è ricca e la gente muore di fame. Anche qui vi è del vero, ma il discorso è un po' limitato. Vendendo quei beni si aiuterebbero tanti poveri per una volta; tenendoli nei musei e usandoli ogni tanto, si raccolgono dai visitatori denari che servono su tempi lunghi, e non una sola volta. E le Chiese locali, i missionari, siano essi religiosi/e o laici, ricevono continuamente aiuti da Roma, raccolti in parte proprio dai visitatori dei musei: e quel denaro è utilizzato in favore dei più poveri. Quindi vi è già da parte della Chiesa un forte sforzo per aiutare i poveri.
Ma qui il professore di religione potrebbe a sua volta diventare provocatorio: lo sanno i suoi alunni che con i soldi che due di loro spendono una sera in discoteca si potrebbero mantenere per un mese due famiglie nei Paesi poveri? Lo sanno che il loro panino o la pizzetta quotidiana costa un prezzo superiore a quello di cui dispone per vivere un giorno circa un miliardo di persone nel mondo: un miliardo di persone, ripeto, che dispone per vivere di meno di un dollaro al giorno?
Inviti quindi i suoi alunni a continuare a fare critiche giuste anche sulla gerarchia ecclesiastica: ogni stimolo a migliorare deve essere accolto con riconoscenza. Ma ricordi loro che il mondo è purtroppo pieno di persone che fanno giuste osservazioni agli altri, e non si accorgono che nel loro piccolo adottano esattamente gli stessi comportamenti.

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