Rivista in Cammino

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Saluto del parroco

Contenuti

In questa sezione vengono pubblicati i saluti del nostro parroco Don Alfonso Patrone apparsi su i numeri della rivista "In Cammino"

Agosto 2012 - rivista n.41

Carissimi lettori,

pace e benedizione da parte di Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. Mentre scrivo questo saluto sono in procinto di partire per il campo scuola con i ragazzi dell’ACR e dell’ANSPI, che si terrà a Lorica in Sila dal 31 luglio al 6 agosto. Dovrei continuare la catechesi sui sette sacramenti, che ancora non ho concluso, ma l’approssimarsi di alcune ricorrenze mi spinge per il momento a tralasciarla. L’8 settembre prossimo, festa della Natività della Beata Vergine Maria, ricorre il 30° anniversario dell’elevazione della chiesa di Margi a santuario mariano. Il prossimo 11 ottobre, poi, ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del concilio vaticano II, per volontà del Santo Padre inizierà l’anno della fede, in cui siamo chiamati a riscoprire la nostra fede in Gesù Cristo. Affinché queste ricorrenze non passino sottotono, dopo aver consultato il nostro Padre Arcivescovo ed aver ricevuto la sua approvazione e il suo incoraggiamento, a partire dall’8 settembre prossimo celebreremo nella nostra comunità parrocchiale uno speciale anno giubilare che si concluderà l’8 settembre 2013. Quest’anno giubilare verrà ad intrecciarsi con l’anno della fede e perciò dovrà essere un cammino con Maria per riscoprire la fede in Gesù Cristo. Durante quest’anno ci saranno dei giorni in cui si potrà lucrare l’indulgenza plenaria e delle manifestazioni miranti ad incrementare la devozione mariana e la riscoperta della nostra fede battesimale. Come ho avuto modo di evidenziare in altre occasioni, il secolarismo, il relativismo e l’edonismo imperanti nella cultura contemporanea, hanno sradicato la fede dal cuori di molti credenti. A volte hanno operato come fa un tarlo, svuotando i cuori, e lasciando soltanto una professione esteriore di facciata senza sostanza e senza mordente. Da qui la fatica che noi pastori spesso incontriamo nel nostro ministero per far capire delle cose che dovrebbero essere ovvie per chi si dice cristiano. La crisi che ne è derivata riguarda la fede nel suo duplice aspetto di contenuto dottrinale e di incontro con Gesù Cristo. Riguardo al contenuto, vengono messe in discussioni o si dà una interpretazione errata di alcune verità di fede. Riguardo all’incontro, molti non hanno mai incontrato davvero Gesù Cristo. La riscoperta della fede dunque deve avere un duplice obiettivo, catechetico ed esperienziale. Bisogna istruire i cristiani con chiarezza sulle verità della fede, avendo come libro di testo il catechismo della chiesa cattolica. Bisogna aiutarli a fare esperienza viva di Gesù Cristo, mediante la comunione con i fratelli della chiesa, la lettura delle Scritture, la preghiera personale e comunitaria, la celebrazione eucaristica. Solo l’incontro personale con Gesù Cristo potrà risolvere la crisi di fede che ha intaccato la chiesa del nostro tempo fino a raggiungere anche i pastori. Quando uno incontra Gesù Cristo, si aprono gli occhi della sua mente, e si rende conto che Gesù vive ed opera nella sua vita e nella storia dell’umanità, ma soprattutto vive ed opera nella sua chiesa. Chi ha incontrato Gesù Cristo non può fare a meno di pregare ogni giorno. Se salta la preghiera si sente come un languore nell’anima che lo fa stare inquieto. Quando arriva la domenica sente il desiderio di andare a messa per dissetarsi della parola del Signore e nutrirsi della santa eucaristia. Non sa dire di no a chi gli chiede aiuto. Non sa odiare chi gli ha fatto del male. Abbiamo dunque bisogno di incontrare Gesù Cristo, perché svaniscano da noi le tenebre dell’ignoranza e dell’errore e la nostra vita risplenda della luce del Signore. La Vergine Maria ci accompagni in quest’anno giubilare:  come a Cana, veda quello che ci manca e lo chieda per noi al Figlio, veda la nostra debolezza e ci aiuti a fare quello che Gesù ci dice. A conclusione, vorrei ringraziare tutti i sostenitori del bollettino e delle altre opere parrocchiali.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, siano con tutti voi. Amen

Don Alfonso



Marzo 2012 - rivista n.40

Carissimi lettori,
grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore nostro Gesù Cristo.
La volta scorsa ho detto qualcosa sulla preghiera, adesso, seguendo l’itinerario, che mi ero proposto, mi tocca parlare dei sacramenti propriamente detti. Trattandosi di un argomento molto esteso, lo svilupperò a puntate successive. Nel Catechismo di san Pio X i sacramenti erano definiti segni efficaci della grazia. La caratteristica principale dei sacramenti è appunto quella di essere segni sensibili dell’opera di Dio. Nei sacramenti infatti intervengono parole, gesti, elementi naturali e persone. Pensiamo per un momento al battesimo, il primo dei sacramenti. I genitori portano in chiesa il bambino, il sacerdote li accoglie, rivolge loro delle domande, segna con la croce la fronte del bambino, legge la parola di Dio, unge il petto del bambino con l’olio dei catecumeni, quindi lo asperge con l’acqua benedetta dicendo le parole: Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Non sono, evidentemente, questi segni in se stessi che comunicano la salvezza ma Dio che opera attraverso di essi. Tuttavia ogni volta che la chiesa, rappresentata, nel caso suddetto, dal sacerdote, dai genitori, dai padrini e dagli altri presenti, compie il rito del battesimo, Dio si impegna ad intervenire nella vita dell’uomo donando la sua salvezza. La validità del sacramento non dipende dal sacerdote che lo amministra, come pensavano i donatisti, eretici del IV secolo, ma dalla grazia di Dio. Come spiegherà Sant’Agostino: “Se battezza Pietro o battezza Giuda, è sempre Cristo che battezza”. Bisogna invece distinguere la validità dalla fruttuosità. Un sacramento può essere valido, nel senso che è stato amministrato validamente ma infruttuoso, cioè non porta frutto in chi lo riceve a motivo della sua poca fede o scarsa preparazione. Da qui la necessità di prepararsi bene quando si va a ricevere un sacramento. In questo saluto, incomincio a parlare del battesimo, che è la porta di tutti i Sacramenti e l’inizio della vita cristiana. La parola battesimo significa immersione e difatti anticamente si amministrava per immersione. Tuttavia sin da allora, come attesta la Didachè, scritto risalente alla fine del I sec., era previsto, in caso di penuria di acqua, il battesimo per aspersione. Oggi il battesimo per immersione viene conservato nelle chiese orientali mentre nelle chiese occidentali si pratica il battesimo per aspersione. Attraverso il segno del battesimo si è compiuto per noi un mistero. San Paolo dice ai Cristiani di Roma: “Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”(Rm. 6,4). Mediante il battesimo dunque siamo stati uniti a Gesù morto e risorto, siamo così morti al peccato e siamo risorti alla vita di figli di Dio. Infatti ognuno di noi è venuto in questo mondo segnato dal peccato originale, che è la conseguenza del peccato della prima coppia umana. Siamo nati con una natura guastata, incline al male e chiusa a Dio. Nel battesimo Dio ci unisce al Figlio suo morto e risorto per noi, liberandoci dal peccato e rendendoci suoi figli. I principali frutti del battesimo sono: la liberazione dal peccato originale o dai peccati attuali, nel caso degli adulti, l’adozione a figli di Dio, l’ingresso nella chiesa che è la famiglia dei figli di Dio, l’eredità del paradiso. Come dice Gesù a Nicodemo il battesimo è necessario per la salvezza: “Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Gv. 3,5). Sin dall’antichità si parla di tre specie di battesimo: il battesimo d’acqua, il battesimo di desiderio e il battesimo di sangue. La prossima volta parlerò del battesimo di desiderio a cui è legata anche la questione della salvezza dei non cristiani e poi anche del battesimo di sangue. Intanto dobbiamo ricordare che la maggior parte di noi ha ricevuto il battesimo nei primi giorni o mesi di vita. Sono stati i nostri genitori a fare la professione di fede al posto nostro e ad assumersi davanti a Dio e alla chiesa l’impegno di educarci nella fede. Lo spazio a nostra disposizione non ci consente di parlare dell’educazione cristiana da parte dei genitori. In passato alle lacune educative dei genitori suppliva la società ancora influenzata dal vangelo. Oggi, la società dominata dal secolarismo, dall’edonismo e dal relativismo, tende a svuotare le coscienze della fede ricevuta. Da qui l’urgenza di una nuova evangelizzazione ai cristiani di nome ma non di fatto, che dopo aver ricevuto il battesimo, per svariati motivi non sono cresciuti nella vita divina ricevuta in dono. La riscoperta del battesimo può avvenire soltanto nella chiesa, dove viene amministrato. Quando parlo di chiesa intendo sempre la comunità cristiana, formata dal papa, dai vescovi, dai sacerdoti, dai fedeli, che a livello locale si raduna ogni domenica per celebrare la santa eucaristia. Solo vivendo in questa famiglia si può entrare in contatto vivo con Gesù Cristo e per mezzo di lui con Dio Padre nel vincolo di un solo Spirito, solo vivendo in questa famiglia si impara a vivere da figli di Dio. Essendo ormai prossima la Pasqua di Gesù Cristo,  da cui scaturisce come da sorgente perenne l’acqua viva dello Spirito Santo che alimenta tutti i sacramenti, auguro a tutti voi che la partecipazione alle celebrazioni della settimana santa vi aiuti a riscoprire il dono del battesimo e ad accogliere Gesù Cristo in voi, in modo da poter dire con l’apostolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.

Don Alfonso



Novembre 2011 - rivista n. 39

Carissimi lettori,
grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore nostro Gesù Cristo.
La volta scorsa mi sono soffermato a parlarvi della Parola di Dio come mezzo per poterlo conoscere ed incontrare. Ora, con l’aiuto di Dio, voglio parlarvi della preghiera. Se i discepoli un giorno chiesero a Gesù: “Maestro, insegnaci a pregare”, e san Paolo afferma che “non sappiamo che cosa sia conveniente domandare”, deduciamo che pregare non è un compito facile. Per venirci incontro il Signore ci ha insegnato la preghiera del Padre nostro. Ma prima ci ha messo in guardia dall’errore dei pagani, i quali pensano di essere esauditi da Dio a furia di parlare. I pagani sono scusabili nel loro errore perché non conoscono Dio. Non possiamo essere scusati noi che abbiamo la possibilità di conoscere Dio attraverso le Scritture. Mediante la preghiera noi vogliamo instaurare una comunicazione con Dio. Ora quando noi vogliamo comunicare con qualche persona importante, ci informiamo sulle sue abitudini, sulle cose che gradisce, sulle cose che gli recano dispiacere, per evitare che incontrandola, e non sapendo comportarci, invece di stabilire una comunicazione, la spezziamo sul nascere. I discepoli dunque si sono comportati con saggezza, chiedendo a Gesù: “Insegnaci a pregare”. Gesù infatti ha detto: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio”. E’ l’incontro con Gesù che ci inizia alla preghiera. Quest’incontro incomincia con l’ascolto della Scrittura, che è tutta parola di Dio e tutta parola di Gesù. Dall’ascolto della Parola con la P maiuscola scaturisce e si alimenta la fede, che permette di riconoscere Gesù come Figlio di Dio.
Allora per imparare a pregare come si conviene, bisogna leggere e meditare bene le sante Scritture. Diceva san Ambrogio: “Quando leggiamo le Scritture è Dio che ci parla, quando preghiamo siamo noi che parliamo a lui”. Prima dobbiamo imparare ad ascoltare per poi sapere rispondere con la preghiera. Ci sono diverse specie di preghiera, che possono riassumersi in tre forme principali:  la domanda, l’intercessione, e il ringraziamento. Come ci insegna san Agostino nella lettera a Proba, l’essenza della preghiera non è la parola ma il desiderio del cuore. Ecco perché Gesù dice che bisogna pregare senza stancarsi. La parola nella preghiera serve a mantenere vivo il desiderio. Perché non desiderassimo cose sconvenienti, Gesù ci ha insegnato il Padre nostro, nelle cui richieste noi troviamo tutto ciò che dobbiamo desiderare e che Dio vuole donarci. Infatti la preghiera serve a noi per prepararci a ricevere i doni di Dio, che conosce ciò di cui abbiamo bisogno ancor prima che glielo chiediamo. Il contatto continuo con la Scrittura ci insegna quello che dobbiamo desiderare per noi e per gli altri, ciò di cui dobbiamo pentirci e chiedere perdono a Dio. Ci fa crescere ogni giorno nella consapevolezza che tutto quello che siamo di buono e tutto quello che facciamo di bene è dono di Dio per cui dobbiamo sempre ringraziarlo. La Scrittura ci insegna a rispondere a Dio, come lui gradisce. Poiché noi abbiamo una scarsa familiarità con la parola di Dio, anche le nostre preghiere spesso sono un parlare a vuoto.
Dio ci parla, e noi che non sappiamo ascoltarlo, rispondiamo ad altre cose. Tra lui e noi non si crea dialogo e noi facciamo spesso l’esperienza di non essere esauditi, non perché Dio ci trascuri, ma perché noi non cerchiamo il bene che Dio vuole donarci. Allora per imparare a pregare dobbiamo imparare ad ascoltare la parola di Dio. Nella stessa Scrittura troviamo tantissime preghiere, che hanno il grande vantaggio di essere ispirate da Dio stesso e quindi ci danno la certezza che desiderando quello che contengono saremo da lui esauditi. Per chi ancora non ha molta familiarità con la Bibbia consiglio di incominciare a leggere il libro dei Salmi, composto di 150 preghiere scritte in versi. Da una lettura attenta dei vangeli scopriamo che Gesù durante la sua passione ha pregato con i Salmi.
Le parole dette da Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, sono il primo verso del Salmo 22, che si conclude con un atto di fiducia nella salvezza di Dio. I Salmi sono stati tenuti sempre in grande considerazione nella comunità cristiana e anche oggi costituiscono la parte principale della Liturgia delle Ore, che è la preghiera ufficiale della Chiesa insieme alla santa Messa.
Chiediamo alla Vergine Maria, modello d’ascolto e di preghiera, che ci aiuti a seguirla in questa via.   A tutti voi gli auguri più belli di un santo Natale.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti voi.   

Don Alfonso



Giugno 2011 - rivista n. 38

Carissimi lettori,
mentre mi accingo a scrivere questo saluto, ci troviamo alla vigilia dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani. L’unica Chiesa di Gesù Cristo, che è il suo prolungamento nella storia, è stata nel corso dei secoli lacerata da tante divisioni e separazioni tra i suoi discepoli. Il Signore Gesù, a cui non sfuggivano questi tristi eventi, rivolgendosi al Padre poco prima di andare incontro alla passione, pregò per l’unità dei suoi discepoli: “Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi”(Gv. 17,11b). Ed ecco che in questi ultimi tempi, sicuramente per ispirazione dello Spirito Santo, è sbocciato nel cuore di tantissimi credenti delle diverse confessioni cristiane, il desiderio del ristabilimento dell’unità. Da questo desiderio ha preso l’avvio il movimento ecumenico, che si propone appunto di realizzare di fatto la piena comunione visibile di tutti i discepoli di Gesù. Fanno parte di questo movimento tutti coloro che credono nella divinità di Gesù Cristo, cioè credono che Gesù è il Figlio di Dio, e professano la fede nel Dio Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, che Gesù ci ha rivelato.
La propagazione del desiderio dell’unità tra i cristiani di ogni confessione è stato letto dal concilio Vaticano II come un chiaro segno del nostro tempo, in cui si manifesta ciò che lo Spirito santo dice alla Chiesa. Noi cattolici siamo consapevoli che l’unica chiesa di Gesù Cristo sussiste nella chiesa cattolica guidata dal Papa (cfr. Conc. Ec. Vat. II, Lumen gentium I,8). A questa chiesa Gesù ha fatto dono dell’unità, senza pericolo di andare perduta (cfr. Conc. Ec. Vat. II, Unitatis redintegratio I,4). L’unità della chiesa infatti non si fonda sull’accordo dei fedeli ma sull’unità di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Gesù nella preghiera al Padre lo lascia intendere con chiarezza: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,20-21). Questo è il paradosso, che la Chiesa è una ed unica, perché è l’unico Dio Padre che la guida, l’unico Signore che la serve, l’unico Spirito che la anima, ma i suoi figli sono separati tra di loro. Ogni anno dal 18 al 25 gennaio si tiene l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani. Tutti siamo interpellati dal desiderio del Signore Gesù. Mediante la preghiera il desiderio del Signore diventa il nostro desiderio e desiderando quello che il Signore vuole donarci, ci prepariamo a riceverlo. Infatti il ristabilimento dell’unità tra tutti i cristiani è innanzitutto un dono di Dio. Alla preghiera dobbiamo aggiungere la conversione sincera, perché come le divisioni sono frutto del distacco dal Signore, così l’unità tra i credenti sarà frutto del riavvicinamento di tutti a lui, fonte di comunione. Nella parrocchia di Lago abbiamo pensato di vivere quest’ottavario con alcune iniziative particolari. La santa messa sarà preceduta ogni giorno da un’ora di adorazione, seguiremo poi nella celebrazione la liturgia della parola prevista dall’itinerario, preparato appositamente dalla commissione ecumenica, che quest’anno ha come tema: "UNITI NELL'INSEGNAMENTO DEGLI APOSTOLI, NELLA COMUNIONE, NELLO SPEZZARE IL PANE E NELLA PREGHIERA" (cfr. Atti 2, 42).
In questo numero trovate ancora delle pagine dedicate alla conoscenza dei Testimoni di Geova. Dopo un periodo di pausa, fatto seguito al nostro convegno di luglio scorso, dedicato proprio all’approfondimento della loro storia e della loro dottrina, hanno ripreso in questi ultimi giorni a scorrazzare per le vie e le campagne di Lago. La Vergine Santa, verso cui i TdG nutrono poca simpatia, sia il baluardo di difesa del popolo di Lago, tanto attaccato a lei, Madre di Dio e Madre dei credenti.
Trovate poi diverse notizie riguardanti il periodo da luglio a settembre 2010. Abbiamo ricevuto in redazione parecchi articoli, che saranno pubblicati nel numero successivo. Infatti per diversi motivi, che non sto qui a menzionare, ci troviamo con un numero arretrato. Non vi dispiaccia se a breve distanza da questo riceverete un altro numero della rivista.
Un grazie a tutti i sostenitori delle varie opere parrocchiali e in particolare ai sostenitori del nostro quadrimestrale, con un pensiero di gratitudine ai soci del Club laghitano di Toronto che hanno organizzato una festa appositamente per raccogliere offerte a sostegno del bollettino.
A tutti giunga il mio augurio di sempre:
“La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito santo, sia con tutti voi”.                                         

Don Alfonso



Gennaio 2011 - rivista n. 37

Carissimi lettori,
mentre mi accingo a scrivere questo saluto, ci troviamo alla vigilia dell'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani. L'unica Chiesa di Gesù Cristo, che è il suo prolungamento nella storia, è stata nel corso dei secoli lacerata da tante divisioni e separazioni tra i suoi discepoli. Il Signore Gesù, a cui non sfuggivano questi tristi eventi, rivolgendosi al Padre poco prima di andare incontro alla passione, pregò per l'unità dei suoi discepoli: "Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi"(Gv. 17,11b). Ed ecco che in questi ultimi tempi, sicuramente per ispirazione dello Spirito Santo, è sbocciato nel cuore di tantissimi credenti delle diverse confessioni cristiane, il desiderio del ristabilimento dell'unità. Da questo desiderio ha preso l'avvio il movimento ecumenico, che si propone appunto di realizzare di fatto la piena comunione visibile di tutti i discepoli di Gesù. Fanno parte di questo movimento tutti coloro che credono nella divinità di Gesù Cristo, cioè credono che Gesù è il Figlio di Dio, e professano la fede nel Dio Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, che Gesù ci ha rivelato.
La propagazione del desiderio dell'unità tra i cristiani di ogni confessione è stato letto dal concilio Vaticano II come un chiaro segno del nostro tempo, in cui si manifesta ciò che lo Spirito santo dice alla Chiesa. Noi cattolici siamo consapevoli che l'unica chiesa di Gesù Cristo sussiste nella chiesa cattolica guidata dal Papa (cfr. Conc. Ec. Vat. II, Lumen gentium I,8). A questa chiesa Gesù ha fatto dono dell'unità, senza pericolo di andare perduta (cfr. Conc. Ec. Vat. II, Unitatis redintegratio I,4). L'unità della chiesa infatti non si fonda sull'accordo dei fedeli ma sull'unità di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Gesù nella preghiera al Padre lo lascia intendere con chiarezza: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv. 17,20-21). Questo è il paradosso, che la Chiesa è una ed unica, perché è l'unico Dio Padre che la guida, l'unico Signore che la serve, l'unico Spirito che la anima, ma i suoi figli sono separati tra di loro. Ogni anno dal 18 al 25 gennaio si tiene l'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani. Tutti siamo interpellati dal desiderio del Signore Gesù. Mediante la preghiera il desiderio del Signore diventa il nostro desiderio e desiderando quello che il Signore vuole donarci, ci prepariamo a riceverlo. Infatti il ristabilimento dell'unità tra tutti i cristiani è innanzitutto un dono di Dio. Alla preghiera dobbiamo aggiungere la conversione sincera, perché come le divisioni sono frutto del distacco dal Signore, così l'unità tra i credenti sarà frutto del riavvicinamento di tutti a lui, fonte di comunione. Nella parrocchia di Lago abbiamo pensato di vivere quest'ottavario con alcune iniziative particolari. La santa messa sarà preceduta ogni giorno da un'ora di adorazione, seguiremo poi nella celebrazione la liturgia della parola prevista dall'itinerario, preparato appositamente dalla commissione ecumenica, che quest'anno ha come tema: "UNITI NELL'INSEGNAMENTO DEGLI APOSTOLI, NELLA COMUNIONE, NELLO SPEZZARE IL PANE E NELLA PREGHIERA" (cfr. Atti 2, 42).
In questo numero trovate ancora delle pagine dedicate alla conoscenza dei Testimoni di Geova. Dopo un periodo di pausa, fatto seguito al nostro convegno di luglio scorso, dedicato proprio all'approfondimento della loro storia e della loro dottrina, hanno ripreso in questi ultimi giorni a scorrazzare per le vie e le campagne di Lago. La Vergine Santa, verso cui i TdG nutrono poca simpatia, sia il baluardo di difesa del popolo di Lago, tanto attaccato a lei, Madre di Dio e Madre dei credenti.
Trovate poi diverse notizie riguardanti il periodo da luglio a settembre 2010. Abbiamo ricevuto in redazione parecchi articoli, che saranno pubblicati nel numero successivo. Infatti per diversi motivi, che non sto qui a menzionare, ci troviamo con un numero arretrato. Non vi dispiaccia se a breve distanza da questo riceverete un altro numero della rivista.
Un grazie a tutti i sostenitori delle varie opere parrocchiali e in particolare ai sostenitori del nostro quadrimestrale, con un pensiero di gratitudine ai soci del Club laghitano di Toronto che hanno organizzato una festa appositamente per raccogliere offerte a sostegno del bollettino.
A tutti giunga il mio augurio di sempre:
"La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito santo, sia con tutti voi".         

                             Don Alfonso



Ottobre 2010 - rivista n. 36

Carissimi lettori,
vi invito a seguirmi con attenzione nella riflessione che sto per presentarvi. Il demonio, nemico di Dio e degli uomini, padre della menzogna, come lo chiama Gesù nel vangelo, sa benissimo che se vuole prendere nella sua rete il maggior numero di uomini, deve mescolare le sue menzogne con delle mezze verità, suggerendo ai suoi inviati di presentarsi in veste di profeti di Dio. Così nella storia biblica accanto ai veri profeti che parlano a nome di Dio troviamo i falsi profeti che invece parlano a nome del maligno. Non essendo facile riconoscere immediatamente i falsi profeti, Dio stesso dà al suo popolo dei segni per poterli smascherare. Nel libro del Deuteronomio troviamo questa indicazione: "Qualora sorga in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio, e il segno e il prodigio annunciato succeda, ed egli ti dica: "Seguiamo dei stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli", tu non dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il Signore, vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il Signore, vostro Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima"(Dt. 13,2-6). La Scrittura qui insegna che non bisogna seguire quel profeta che contraddicesse gli insegnamenti rivelati da Dio, anche nel caso in cui facesse dei prodigi. Gesù nel vangelo preannuncia che verranno falsi profeti i quali sedurranno la gente con falsi miracoli. Evidentemente si tratta di portenti operati con il potere di satana. Il vero profeta al contrario si pone in continuità con i profeti di Dio che lo hanno preceduto, custodisce, approfondisce e tramanda il loro insegnamento, ma senza contraddirlo. Infatti lo Spirito di Dio che parla nei profeti ed è Spirito di verità non può contraddirsi. Se prima ha insegnato che c'è un solo Dio, non può poi insegnare che ci sono molti dèi. Se ha insegnato che la guida della Chiesa è affidata all'Apostolo Pietro, non può in seguito insegnare che non è così. Se si contraddicesse non sarebbe più lo Spirito di verità ma lo spirito di menzogna che viene dal maligno. Il primo segno dunque per riconoscere subito il falso profeta è la negazione da parte sua di qualche insegnamento già rivelato, così come è stato dal principio trasmesso e compreso dalla comunità dei credenti. Poco più avanti, sempre nel Deuteronomio, Dio dà al popolo un altro segno di riconoscimento del falso profeta : "Forse potresti dire nel tuo cuore: "Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detto?". Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l'ha detta il Signore. Il profeta l'ha detta per presunzione. Non devi aver paura di lui"(Dt. 18,21-22). All'epoca biblica dei due regni, i profeti di Dio preannunciavano l'esilio al popolo che si ostinava a trasgredire i comandamenti di Dio. I falsi profeti invece dicevano che il popolo era a posto e che doveva attendersi da parte di Dio pace e sicurezza. I fatti storici smascherarono i falsi profeti che preannunciavano prosperità, perché il popolo venne ridotto in schiavitù e condotto in esilio.
L'epoca in cui viviamo è il tempo della Chiesa, che va dall'ascensione del Signore al cielo fino al suo ritorno glorioso. Gesù ha fondato la sua Chiesa sulla roccia di Pietro e sul fondamento degli Apostoli, che al pari dei dodici figli di Giacobbe sono i capostipiti del nuovo popolo di Dio. A Pietro che lo aveva confessato "Figlio del Dio vivente" Gesù promise di affidargli la guida della sua Chiesa: "A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli"(Mt.16,19). Anche agli altri Apostoli Gesù affidò la stessa responsabilità, quando disse loro : "In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo"(Mt. 18,18). Alla morte di Pietro e degli altri Apostoli è evidente che la loro responsabilità doveva passare ai loro successori, perché la Chiesa fondata da Gesù durerà sino alla fine del mondo, ed egli stesso ha assicurato ai credenti: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"(Mt. 28,20). Gesù sapeva bene che come nell'antico popolo si erano infiltrati in ogni tempo i falsi profeti, così sarebbe avvenuto anche nel nuovo popolo che è la Chiesa. Non si limitò perciò ad affidare a Pietro e agli Apostoli la guida dei suoi discepoli, ma volle avvertirli anche del pericolo dei falsi profeti aggiungendo a quei segni che abbiamo trovato nell'Antico Tesamento un terzo segno di riconoscimento: "Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete"(Mt. 7,15-20). I falsi profeti del tempo della Chiesa sono gli eretici, cioè quelli che insegnano dottrine di fede erronee. Già sarebbero da riconoscere come falsi profeti sulla base del primo segno di riconoscimento, in quanto non si pongono in continuità con le generazioni di credenti che li hanno preceduti. Poi sono chiaramente da riconoscere falsi profeti su quello che Gesù ci ha detto: "Dai loro frutti li riconoscerete". Cosa hanno prodotto gli eretici nella Chiesa di Gesù Cristo? Divisione. Non si tratta della divisione buona portata da Gesù, che separa i figli di Dio dai figli del maligno, ma si tratta della divisione cattiva, istigata dal demonio che mette scompiglio tra i figli di Dio e genera lacerazione nella sua famiglia. Se volessimo elencare i nomi degli eretici dagli inizi della Chiesa sino ai nostri giorni non basterebbe un'enciclopedia. Mi voglio solo soffermare brevemente su un gruppo molto conosciuto ai nostri giorni, i cui seguaci scorrazzano in lungo e in largo nelle nostre comunità cristiane. Parlo, come avrete già compreso, dei Testimoni di Geova (da questo momento vengono citati TdG). Secondo costoro per diciotto secoli i cristiani si sarebbero sbagliati su Gesù Cristo e sull'interpretazione delle Scritture, mentre soltanto con l'avvento dei loro fondatori, Russel e Rutheford, vissuti a cavallo del 1800 e del 1900, sarebbe giunta la vera comprensione di Gesù e delle Scritture. Russel e Rutheford e in seguito i loro successori, ossia il gruppo dirigente della Torre di Guardia, sarebbero degli inviati di Dio per riportare gli uomini alla verità, travisata dai cristiani e in particolare dalla Chiesa Cattolica. Se quello che affermano al riguardo i TdG fosse vero, allora vorrebbe dire che Gesù Cristo si è sbagliato ad affidare a Pietro e agli altri Apostoli l'autorità di interpretare autenticamente i suoi insegnamenti. Si è sbagliato a promettere loro il dono dello Spirito Santo che li avrebbe guidati alla verità tutta intera (Cfr. Gv. 16,13). Alcuni sostengono che Gesù ha fatto queste promesse solo a Pietro e agli Apostoli e non anche ai loro successori. Se fosse vera quest'interpretazione, che solo Pietro e gli Apostoli godevano dell'assistenza divina che li salvaguardava dall'errore, dovremmo concludere che Gesù Cristo o non ha saputo prevedere gli errori in cui sarebbero cadute le generazioni di credenti posteriori a Pietro e agli altri Apostoli, come sostengono i TdG, o se l'ha previsto non ha fatto nulla per evitarlo. Entrambe le soluzioni vanno contro la rassicurazione di Gesù ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"(Mt. 28,20).
Visto che i TdG si pongono in alternativa a questa Chiesa fondata da Gesù Cristo e che nel credo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, dobbiamo domandarci se costoro vengono veramente da Dio, se cioè sono dei veri profeti come asseriscono, oppure sono dei falsi profeti, destituiti di ogni credibilità. Per poter rispondere a questa domanda basta scorrere con attenzione la storia dei TdG dagli inizi sino ai nostri giorni, l'evoluzione della loro dottrina e i frutti che i loro insegnamenti producono nella vita umana.
I TdG nascono nell'ambiente degli Avventisti, una delle miriadi di sette che formano la galassia del protestantesimo. Martin Lutero il monaco ribelle che diede inizio alla cosiddetta "Riforma protestante" fu un tenace propugnatore del principio del libero esame. Ogni credente può interpretare la Bibbia a suo piacimento. Ecco perché disprezzava la lettera di Pietro in cui l'Apostolo dice che "nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione"(2Pt. 1,20b). Da questo principio sono scaturite e continuano a scaturire migliaia di interpretazioni bibliche, a volte in contraddizione l'una con l'altra, con la conseguente nascita di nuove sette. E' evidente che il principio del libero esame va contro lo Spirito di verità, in quanto dà spazio ad interpretazioni contraddittorie. Se venisse da Dio non genererebbe contraddizione ma armonia, perché come dice la stessa Scrittura "Dio non è un Dio di disordine, ma di pace"(1Cor. 14,33). La Chiesa insegna il principio d'autorità, secondo cui la Scrittura può essere interpretata autenticamente soltanto dal magistero, formato in modo gerarchico dal popolo, dai pastori e dal papa. In caso di controversie, l'ultima parola spetta sempre al papa, che dirime ogni cosa in continuità con la fede della Chiesa.
I TdG nascono già in un ambiente che si è staccato dalla Chiesa Cattolica. Il loro fondatore con il movimento a cui dà inizio porta avanti un ulteriore strappo. Infatti i TdG negando la piena divinità di Gesù non possono dirsi cristiani. Le varie confessioni cristiane, Cattolici, Ortodossi, Protestanti, Anglicani, sono accomunati dalla fede nella divinità di Gesù Cristo. I TdG con il loro insegnamento si pongono fuori anche dal dialogo ecumenico, che coinvolge le varie confessioni cristiane. Inoltre il loro fondatore e i suoi immediati successori, Rutheford e Knorr hanno più volte predetto l'anno della fine del mondo, e sono stati puntualmente smentiti dalla realtà. Russel aveva preannunciato la fine del mondo per l'anno 1914. Il suo successore fissò la data al 1918 spostandola più volte.
Quali sono i frutti che gli insegnamenti dei TdG producono nei loro proseliti ?
La presunzione di essere gli unici destinati alla salvezza, divisioni nelle famiglie dove uno dei coniugi è cattolico mentre l'altro è TdG, la morte dei malati a cui viene negata la trasfusione del sangue, la perdita del senso critico dei loro seguaci, che non possono mai contraddire quello che dice il gruppo dirigente di New York, l'odio alla Chiesa Cattolica. Ho volutamente tralasciato di parlare della dubbia moralità dei fondatori dei TdG per non mancare di carità. Lascio ad ogni lettore la possibilità di documentarsi al riguardo. Sulla base delle Scritture a cui i Tdg si richiamano in continuazione abbiamo dimostrato in modo chiaro ed onesto che essi non vengono da Dio, come affermano, non sono Testimoni di Dio ma del maligno.
A tutti voi che avete letto questa meditazione rivolgo un accorato appello ad elevare preghiere al Signore per questi nostri fratelli, che sono stati così raggirati dal maligno da staccarsi dalla Chiesa fino ad arrivare a negare la divinità di Gesù Cristo, la personalità dello Spirito Santo, dissolvendo il mistero della Trinità. Essi dicono che nella Scrittura non si parla mai della Trinità. Citando la Scrittura, saluto voi e loro proprio nel nome della Santissima Trinità: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi"(2Cor. 13,13).

Don Alfonso



Aprile 2010 - rivista n. 35

Carissimi lettori,
pace e bene.
Ormai l'anno sacerdotale, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI per commemorare il 150° anniversario del pio transito di San Giovanni Maria Viannay, volge al termine. Nella nostra Forania Marina ci stiamo preparando al Congresso Eucaristico, che si terrà nei giorni dal 14 al 16 giugno ed avrà come tema: "Eucaristia e Sacerdozio".
A tal proposito mi vengono in mente le parole di un inno dell'Apocalisse, in cui le voci dei salvati dicono a Gesù: "Hai fatto di noi un regno, sacerdoti per il nostro Dio". Gesù, il Figlio che viene dal seno del Padre, ci ha rivelato il mistero di Dio e nello stesso tempo il mistero dell'uomo. Con tutta la sua vita, che culmina nella passione e morte di croce, ci rivela che Dio è amore e che noi, creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo chiamati ad amare come lui per realizzarci. Alla donna samaritana, che gli chiedeva dove bisognasse adorare Dio, Gesù rispose: "E' giunto il momento ed è questo in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità". Il primo uomo a adorare il Padre in Spirito e Verità è stato proprio Gesù Cristo, facendo della sua vita un'offerta d'amore al Padre. Infatti Gesù si lascia sempre guidare dallo Spirito di Dio, lo Spirito dell'amore, che trasforma la sua vita in un dono di amore a Dio e al prossimo. Gesù, poi, in quanto Figlio di Dio, è anche la Verità, cioè la rivelazione del Padre. Quindi tutto quello che Gesù dice o fa avviene nello Spirito e nella Verità. La lettera agli Ebrei fa un confronto tra i sacerdoti dell'antica legge che offrivano sacrifici d'animali, incapaci di eliminare i peccati, e Gesù, sacerdote della nuova alleanza, che offre se stesso a Dio e toglie per sempre i peccati del mondo. Nella stessa lettera si dice ancora che Gesù è sacerdote perché è divenuto mediatore tra Dio e gli uomini. Per mezzo di Gesù ci viene donato lo Spirito Santo, che permette anche a noi di fare della nostra vita un'offerta di amore a Dio e ai fratelli. Quando mediante lo Spirito Santo facciamo di ogni momento, di ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto della nostra vita un'offerta a Dio, anche noi siamo sacerdoti come Gesù. Per poter compiere quest'offerta abbiamo bisogno dello Spirito Santo che Gesù risorto invia ininterrottamente dal seno del Padre. Ecco che Gesù ha scelto nella sua Chiesa dei fratelli che ha stabilito come strumenti della sua mediazione. Sono tutti coloro che comunemente chiamiamo sacerdoti. Bisogna distinguere il sacerdozio comune di tutti i battezzati, che sono abilitati a fare della loro vita un'offerta a Dio con Gesù e come Gesù, e il sacerdozio ministeriale dei pastori, che come strumenti di Gesù comunicano agli altri fedeli il dono dello Spirito attraverso i sacramenti. Il sacerdozio comune e il sacerdozio ministeriale trovano il loro culmine nella santa Eucaristia. Infatti il battezzato, che partecipa al sacerdozio di Cristo, non può esercitarlo senza la santa Eucaristia che gli comunica l'amore di Gesù. Non c'è eucaristia senza il sacerdote ordinato che, essendo strumento di Gesù mediatore, lo rende presente nel pane e nel vino consacrati. Il culto in Spirito e Verità non favorisce l'individualismo e l'isolamento come qualcuno potrebbe pensare. Valorizza la singola persona che offre a Dio non doni ma se stessa e spinge alla comunione con la Chiesa, dove viene celebrata l'Eucaristia, fonte dell'eterno amore. Senza la partecipazione all'Eucaristia non è possibile adorare Dio in Spirito e Verità. Lo Spirito, come abbiamo già detto, è lo Spirito Santo, mentre la Verità è Gesù Cristo. Gli eremiti, che vivevano isolati nel deserto, ogni domenica si recavano al villaggio o alla comunità monastica più vicini per prender parte alla santa Eucaristia. Quando abita in noi lo Spirito Santo e Gesù che è la Verità, siamo portati ad amare spontaneamente e non a forza, in modo autentico e non fasullo. E man mano che s'accresce la nostra unione con lo Spirito e con Gesù, si accresce anche in noi l'esigenza di amare, di donare la nostra vita a Dio e al prossimo.
La gioia che nasce da un tale amore ci assicura che stiamo seguendo la via giusta della nostra realizzazione. Possa il Signore Gesù che testimoniamo risorto e in mezzo a noi farci sperimentare con abbondanza questa gioia, anche nei momenti avversi, perché amiamo e sappiamo che l'amore di Dio in noi vincerà anche la morte. Auguri!
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti voi.

Don Alfonso



Dicembre 2009 - rivista n° 34

Carissimi lettori,
come sempre pace e bene.
Mi accingo a scrivervi questo saluto in un momento di pausa della mia attività pastorale, a causa dell'influenza stagionale, che mi ha costretto a rimanere chiuso in casa alcuni giorni. E' la vigilia dell'Immacolata ed è anche la memoria di san Ambrogio di Milano. E' per me una giornata indimenticabile, non solo a motivo del riposo forzato di quest'anno, ma perché è l'anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Sono trascorsi già quattordici anni da quel 7 dicembre del 1995 quando nella Chiesa dell'Immacolata del mio paese, Lattarico, venivo ordinato sacerdote per l'imposizione delle mani del compianto arcivescovo Dino Trabalzini. Quelli che mi conoscono, sanno quanto sono schivo a parlare di me stesso e se lo faccio è solo perché siamo nell'Anno Sacerdotale. Questo ricordo mi dà la possibilità di chiedere preghiere a tutti voi, fedeli laici, per noi sacerdoti di Cristo, chiamati a nutrirvi della parola di salvezza, a dispensarvi la grazia dei sacramenti, a condurvi ai pascoli della vita eterna. La seconda lettura dell'Ufficio di oggi mi da' pure l'occasione di riflettere sull'importanza della lectio divina e dello studio nella vita del sacerdote. Mi ha sempre colpito quella pagina del vangelo dove si dice che Gesù, scendendo dalla barca, vide le folle che lo attendevano e "ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore". L'evangelista aggiunge che Gesù "si mise ad insegnare loro molte cose". Da notare che non pensò subito di moltiplicare i pani per le folle sfinite e stanche, non pensò subito di guarire i malati, non pensò subito di alleviare le loro sofferenze fisiche quotidiane. No, "si mise ad insegnare loro molte cose". Con questo suo comportamento, Gesù ci ha voluto dire che la prima carità da fare all'uomo è l'annuncio del vangelo. Ebbene, tutti noi cristiani siamo chiamati a fare questa carità all'uomo di oggi, affamato, stremato, assetato, sfinito, dalla ricerca della verità, della vita e della felicità. Ma in modo particolare noi sacerdoti siamo chiamati a compiere questa missione di insegnamento, sia ai cristiani, che già hanno incontrato Gesù Cristo, sia a quelli che lo cercano senza saperlo.  Sant'Ambrogio rivolgendosi al neovescovo Costanzo, gli ricorda : "Hai assunto l'ufficio episcopale e, sedendo sulla poppa della Chiesa, guidi la nave contro i flutti. Tieni saldo il timone della fede, perché le pericolose procelle di questo mondo non possano turbarti". Quindi lo invita ad abbeverarsi alle Sante Scritture perché possa poi a sua volta dissetare i suoi fedeli : "Raccogli l'acqua di Cristo, quella che loda il Signore. Raccogli da molti luoghi l'acqua che scende dalle nubi profetiche. Chiunque raccoglie l'acqua dai monti e la conduce a sé o l'attinge dalle fontane la irrora anch'egli come le nubi". Come ci attesta sant'Agostino nelle Confessioni, Ambrogio passava ore ed ore a leggere e meditare la Sacra Scrittura, perché era persuaso che il compito più importante per un pastore nei riguardi del popolo fosse il servizio della Parola. Il Concilio Vaticano II, con la Dei Verbum, ha dato un forte impulso alla lettura della Bibbia nella comunità cristiana. Tuttavia bisogna riconoscere che ancora, fedeli e pastori, fatichiamo ad accostarci abitualmente alla Scrittura, attraverso l'itinerario vitale della lectio divina. Se ci accostiamo alla Bibbia lo facciamo solo superficialmente e con fretta. I Padri della Chiesa, al contrario, dedicavano molto tempo alla lettura e alla meditazione della Scrittura. Origene vede addirittura la lectio come uno sforzo ascetico che porterà per ricompensa a chi lo compie assiduamente la rivelazione dei misteri nascosti sotto la nuda lettera. Noi pastori abbiamo la grave responsabilità di nutrire il popolo di Dio con l'abbondanza delle sue parole e non di affamarlo con le nostre chiacchiere. Perciò se ogni uomo, come dice Gesù, renderà conto di ogni parola inutile uscita dalla sua bocca, quanto più noi sacerdoti renderemo conto di tutte le nostre omelie, costruite con parole inutili. Abbiamo mancato al dovere di attingere alla Parola di Dio e di proclamarla con la nostra voce.  Il popolo ha fame della parola di Dio e non c'è nessuno che la proclami, dice il profeta. Ogni qualvolta trascuriamo di predicare la Parola di Dio noi pastori commettiamo una grave omissione verso il popolo che ha il diritto di udirla dalla nostra bocca. Si dice che non basta insegnare ma è necessario testimoniare. Penso che se non c'è la nostra testimonianza, l'insegnamento permette almeno ai fedeli di tirare le conclusioni, secondo il monito di Gesù : "Fate quello che vi dicono, non fate quello che fanno". Ma se manca pure l'insegnamento, allora intorno a noi ci sarà la tenebra. Pregate per noi sacerdoti. Non chiedete al Signore che ci renda simpatici o alla moda, ma che ci renda come ci vuole lui : santi e santificatori. Auguri di Buon Natale e di Buon Anno a tutti voi. Fatevi Santi.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti voi.

Don Alfonso


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